A nostra immagine e somiglianza

“Siccome dividerci sulle ragioni politiche che hanno portato a questa situazione richiede troppo impegno preferiamo dividerci sulla questione se si debbano condividere o no le foto dei bambini morti. E niente di comunicazione siamo sempre tutti esperti, di umanità un po’ meno.” Lidia Marongiu

Apro e chiudo con due post di Lidia e Paolo, due cari amici, che hanno scritto in maniera eccezionale sulla questione dell’immagine di Aylan. Molti altri si sono chiesti perché altri bambini morti hanno destato minore interesse, sollevato meno le coscienze.

Perfino Dio per farsi riconoscere ci ha fatto a sua immagine e somiglianza. Addirittura ad un certo punto è sceso in terra, uomo fra gli uomini.

Aylan ha sollevato le coscienze perché non aveva la pelle nera, non è stato vittima di chissà quale missile, era in ordine, pronto per una nuova vita lontano dalla guerra. È arrivato sulle nostre spiagge, dove i nostri bimbi giocano, con un paio di scarpe come quelle dei nostri bimbi, con i pantaloni lunghi fin sotto il ginocchio e una t-shirt rossa, vestito proprio come i nostri bimbi. Non sta scavalcando muri, assaltando un treno, rapinando un supermercato, premendo un cordone di polizia. Solo, sembra che ascolti il mare, pare nostro figlio, così tanto somigliante che è ingiustificabile e assurdo che nessuno abbia fatto niente per lui, che non possa più alzarsi, guardarci con un sorriso e tornare a fare un tuffo di felicità.

Adesso che ci riconsciamo in queste atrocità, voglio che Aylan ci resti in mente, ogni volta che vediamo i nostri figli riposarsi e ogni volta che ci sorridono, ogni volta che si tuffano sorridenti in mare. Voglio che quell’immagine non ci lasci mai più.

“Forse ci siamo abituati ai filtri di Instagram, alle cornici che imbellettano, ai Photo Editor che puliscono, ammorbidiscono, leniscono le nostre narrazioni in vetrina. E ci siamo dimenticati che la fotografia vorrebbe essere prima di tutto la rappresentazione della realtà. Nuda e cruda. Bella o brutta. La fotografia è il racconto di un istante. Il punto di vista preciso e soggettivo di chi responsabilmente scatta, racconta, denuncia, consegna agli occhi degli altri il suo sentire. Quando il bello degli uomini incanta, è facile commuoversi. Quando l’orrore degli uomini uccide, è facile commuoversi. E se oggi siamo tormentati da milioni di immagini dentro i nostri telefoni, non possiamo inorridire se incontriamo per una volta una fotografia. Una di quelle a cui non siamo più abituati. Senza filtri. Vera. Orribilmente commovente.” Paolo Iabichino

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